Piccolo atlante delle cravatte

La cravatta detta “Coffee Stripe” è molto conosciuta non solo perché firmata Burberry: un fondo color caffelatte attraversato da righe oblique in tonalità più scure, con la classica geometria della regimental britannica ma in una palette calda e decisamente contemporanea. Da tempo è uno degli accessori senza tempo, indossata sui red carpet, ripresa dai fashion editor, imitata da chiunque voglia aggiungere carattere a un guardaroba altrimenti sobrio.

Ma la Coffee Stripe non è nata dal nulla, è una variante di cravatte, un accessorio con oltre duecento anni di storia, che appartiene alla famiglia molto più ampia delle cravatte a fantasia, e che vale la pena conoscere per intero: perché la cravatta, tra tutti gli accessori del guardaroba maschile, è forse quello che comunica più informazioni sul carattere di chi lo indossa nonostante negli ultimi anni fosse scomparso dai guardaroba, sostituito dalle calze stravaganti che sono infatti state chiamate per alcuni anni “la nuova cravatta”.

In questo piccolo atlante abbiamo raccolto le sette famiglie principali di cravatte a fantasia, con qualche cenno anche alle scelte di forma e costruzione, una guida che tutti dovremmo aver ricevuto quando abbiamo comprato la prima cravatta e che potete leggere ora con la stessa curiosità con cui abbiamo scritto il “Dizionario dei tessuti a fantasia” in un altro articolo.

REGIMENTAL

Il carattere del reggimento portato al collo

La cravatta regimental nasce nel XIX secolo nell’esercito britannico, ogni reggimento aveva il proprio schema di righe che i suoi ufficiali portavano al collo come segno di appartenenza e dove le righe erano rigorose, i colori simbolici e la geometria immutabile. Le regimental originali hanno una caratteristica precisa: le righe scendono dall’alto sinistra verso il basso destra, un dettaglio quasi filologico, perché le versioni americane che hanno rielaborato lo stile — le celebri “striped tie” dei college della Ivy League — invertono la direzione, dall’alto destra verso il basso sinistra. Sono differenze da intenditori, ma raccontano due filosofie diverse dell’accessorio: una europea, propria del mondo aristocratico; una americana, tipicamente universitaria.

Come portarla: la regimental sta bene su camicia bianca o azzurra con giacca sartoriale in blu, grigio, antracite, mentre la Coffee Stripe, per il suo tono caldo, funziona particolarmente bene con abiti in tonalità marroni, tabacco, greige o blu polveroso. Regola d’oro: la regimental è sempre tipica di una tenuta di lavoro seria, con jeans o casual completo perde tutta la sua forza.

CLUB

Il piccolo simbolo ripetuto

La cravatta club è cugina stretta della regimental, nasce anch’essa nell’ambiente scolastico e sportivo britannico dell’Ottocento, ma segue un principio decorativo diverso: al posto delle righe, ha piccoli simboli ripetuti su fondo uniforme, cioè stemmi, corone, animali stilizzati, ancore, fiori araldici, oggetti geometrici. Come le regimental, ogni club britannico e ogni college aveva il proprio simbolo e, ancora oggi, molte cravatte club di Oxford, Cambridge, Eton o Harrow sono immediatamente riconoscibili ai membri dei rispettivi ambienti. Nella moda contemporanea la club ha perso il valore identitario ma ha guadagnato quello estetico: è una cravatta che comunica cura, ricercatezza e attenzione per il dettaglio.

Come portarla: la club è un ottimo compromesso quando si vuole aggiungere personalità senza troppo azzardo, ad esempio su fondo blu notte con piccoli simboli oro o argento è impeccabile, a maggior ragione se in un contesto professionale. Su fondi color panna, verde bosco o borgogna diventa più caratterizzata, adatta a contesti di lavoro creativi o a occasioni serali informali. Va portata con camicia in tinta unita perché le fantasie della camicia distruggono la sottigliezza del simbolo.

PIED DE POULE E HOUNDSTOOTH

La geometria che sembra un tessuto

Le cravatte a pied de poule (o houndstooth, se preferite il termine originale inglese), sono generalmente realizzate in lana pettinata o in misti seta-lana, e riprendono il celebre motivo del piccolo dente spezzato che abbiamo trattato nell’articolo “Dizionario dei tessuti”. Sono cravatte strutturate, materiche, invernali: la fantasia stessa è data dalla tessitura, non da un motivo stampato in superficie. Sono una scelta tipicamente autunno-invernale, perfette con giacche sportive in tweed o flanella, con maglioni sottili sotto il blazer, con abiti sartoriali di mezza stagione, mentre non funzionano bene in seta lucida — perdono la loro materia — e quasi mai in bianco-nero grande (troppo aggressivo per una cravatta). Le migliori sono in combinazioni terrose: marrone-crema, grigio-antracite, verde bosco-tabacco.

Come portarle: con giacca sartoriale in tinta unita neutra e camicia bianca o azzurra chiara, da evitare l’accostamento con camicie a righe o quadretti perché il rischio di “eccesso di fantasia” è alto. La cravatta pied de poule è per l’uomo che ama la sostanza tattile prima che l’effetto visivo.

FLORAL

Il fiore che sopravvive alla stagione

Le cravatte a fantasia floreale sono forse le più difficili da portare, ma anche le più memorabili quando la scelta è appropriata: nascono nella tradizione della cravatta italiana e francese primo Novecento, riprese poi con forza dagli anni Novanta in avanti da marchi come Ferragamo, Etro (come abbiamo raccontato in un altro articolo), Hermès e Drake’s.

Ci sono due grandi famiglie di cravatte floreali:

  • Le floreali dense, dove piccoli fiori riempiono tutto lo spazio della cravatta con effetto tappezzeria, le più eleganti se ben calibrate, perché da lontano leggono come un tessuto uniforme e da vicino rivelano la loro ricchezza.
  • Le floreali sparse, dove fiori più grandi si dispongono su fondo neutro con maggior respiro, hanno un effetto più “decorativo” e sono più impegnative.

Come portarle: la cravatta floreale ha bisogno di massima sobrietà nel resto del look, cioè abito tinta unita, camicia bianca o azzurro chiaro, pochette in tinta unita coordinata a uno dei colori della cravatta. Va evitata la fantasia della camicia, quella dei pantaloni, e persino i calzini troppo colorati. Il fiore parla mentre tutto il resto deve rimanere in silenzio.

A POIS

Il pallino, l’accessorio più italiano che ci sia

La cravatta a pois — pallini di dimensione più o meno grande su fondo uniforme — è una delle più tradizionali del guardaroba maschile italiano e deve il suo status classico al fatto che è stata portata con orgoglio da generazioni di industriali, professionisti, dandy del Novecento italiano che ne hanno fatto simbolo di eleganza sobria ma personale.

I pois vengono in tre dimensioni distinte, ciascuna con propria personalità:

  • I micro pois (grandi come teste di spillo), da lontano si leggono come tinta unita, sono la scelta più discreta e forse più elegante
  • I pois medi (grandi come lenticchie), sono la versione classica, quella di riferimento
  • I pois grandi (grandi come palline), sono decisamente più decorativi, vanno portati con misura, e solo se si ha voglia di farsi notare

Come portarli: cravatta blu notte con micro pois bianchi con camicia bianca e abito grigio antracite è probabilmente la combinazione più elegante; la cravatta pois di dimensione media è ottima anche in tonalità borgogna, verde bosco, viola scuro. Come per le floreali, si raccomanda di evitare fantasie sulla camicia.

CACHEMIRE E PAISLEY

Il disegno persiano che ha conquistato l’occidente

Il motivo cachemire — o paisley in inglese — come abbiamo già raccontato in un altro post a proposito dei tessuti Etro, riprende un antichissimo simbolo persiano, cioè il germoglio di una palma da datteri stilizzato. Attraverso l’India britannica arrivò in Europa nel XIX secolo, dove venne adottato prima dalle sciarpe scozzesi (da cui il nome inglese, mutuato dalla città scozzese di Paisley che ne era il centro di produzione), e poi dalla cravatteria italiana. Le cravatte cachemire sono decorativamente ricche ma non necessariamente vistose, dipende dal contrasto cromatico; in tonalità concordi (blu su blu, marrone su marrone) sono sobrie e sofisticate, in contrasti forti (arancio su blu, oro su verde) diventano più caratterizzate.

Come portarle: il cachemire è un ottimo compromesso tra sobrietà e personalità, meno impegnativo del floral, più caratterizzato del pois piccolo sta bene su camicia bianca o azzurro chiaro con qualsiasi abito sartoriale in tinta unita. È particolarmente elegante nei mesi autunnali, dove le tonalità terrose del motivo dialogano bene con le atmosfere della stagione.

TINTA UNITA

L’assenza di fantasia come scelta più forte di tutte

Ultima della lista, ma probabilmente la prima come importanza, è la cravatta in tinta unita, la scelta apparentemente più semplice, ma in realtà la più esigente perché senza la fantasia, la qualità della seta, la precisione della fattura, la scelta del colore risaltano completamente.

Alcune tinte unite meritano di essere sempre presenti in un buon guardaroba:

Blu notte in seta grenadine — la cravatta più versatile della storia, va bene su tutto Bordeaux in seta pesante — perfetta con abiti grigi e blu, sposta il registro verso l’elegante Verde bosco in lana o cashmere — meno diffusa, molto raffinata, calda per l’autunno Grigio antracite in seta opaca — sobria, professionale, quasi neutra Nera — solo per cerimonie formali serali e occasioni di lutto. Non è una cravatta “casual”

Come portarla: la tinta unita è la cravatta che valorizza qualsiasi camicia, cioè quelle a tinta unita, a righe, a quadretti Vichy, a piccolo pied de poule, ed è la scelta giusta quando la camicia ha già una sua personalità decorativa, o quando l’occasione richiede sobrietà assoluta.

Un cenno alle proporzioni e ai nodi

Al di là della fantasia, ci sono due variabili di forma che meritano un cenno.

La larghezza: la cravatta classica contemporanea sta tra 7 e 9 centimetri di larghezza al punto più largo (la pala). Le versioni più strette (5-6 cm) hanno avuto momenti di moda negli anni scorsi, ma non reggono nel lungo termine, come classico. Le larghezze più generose (10 cm o più) appartengono al vintage anni Settanta. La regola d’oro: la larghezza della cravatta deve dialogare con la larghezza del revers della giacca, cioè: Giacca con revers stretto = cravatta più stretta. Giacca con revers ampio = cravatta più ampia.

Il nodo. Esistono decine di nodi, ma per il 90% delle occasioni ne bastano tre:

  • Il Four in Hand (semplice), il più diffuso, leggermente asimmetrico, adatto a cravatte di seta e a colletti classici, il nodo dell’uomo pratico.
  • Il Half Windsor (mezzo Windsor), più simmetrico e triangolare, adatto a colletti aperti o a occasioni più formali.
  • Il Windsor pieno, molto largo e simmetrico, ottimo con colletti “cutaway” molto aperti.

Il consiglio pratico: imparare bene un nodo solo, farlo diventare un gesto naturale, aggiungerne altri solo se davvero servono.

Sette famiglie, un accessorio

Le sette famiglie di cravatte che abbiamo raccontato — regimental, club, pied de poule, floral, pois, cachemire, tinta unita — coprono l’intera gamma di scelte che un uomo possa fare al momento di scegliere l’accessorio da annodare attorno al collo. Naturalmente non serve possederle tutte, piuttosto capire quale sta bene con cosa, e — soprattutto — quale sta bene con chi si è. Infatti, la cravatta, più di qualsiasi altro accessorio maschile, è un pezzo che racconta non che “si abbina”: racconta se siamo uomini di sobrietà (tinta unita), di eleganza tradizionale (regimental, club), di gusto materico (pied de poule, cachemire), di sicurezza personale (pois medi, floreale) perché ogni scelta è una piccola dichiarazione.

Da Magenta Homme trovate in ogni stagione una selezione ragionata di cravatte in tutte queste famiglie, dalle regimental classiche alle nuove interpretazioni contemporanee, dalle floreali di seta italiana ai pied de poule in lana d’inverno. Adatte a cerimonie, matrimoni, lauree, occasioni speciali, dove, con una cravatta, non si sbaglia mai. Vale sempre la pena provarne una nuova sopra la camicia in negozio, perché una cravatta va vista indossata prima di essere scelta, e uno specchio nel nostro negozio, guidati dai nostri esperti, dice più di mille foto.